martedì 10 aprile 2012

Compiti a casa

 Il ministro Profumo
 «Credo che oggi nella scuola i nostri ragazzi imparino solo una parte delle loro competenze: molti sono input che vengono da altre sorgenti - ha spiegato a SkyTg24 il titolare del dicastero di viale Trastevere - Se quei 15 giorni fossero utilizzati per rafforzare altri canali, perchè non farlo». Per Profumo, quindi, il senso è limitare «i compiti di tipo tradizionale: le forme di partecipazione degli studenti sono diverse, si possono dare stimoli senza che siano propriamente compiti. È un buon tema su cui ragionare.

L'esperienza di Marco Lodoli
"...Il venerdì, all’uscita delle scuole elementari, mi capita spesso di assistere a scenette tragicomiche che si svolgono più o meno così: schiacciato dal peso di uno zaino mostruoso, il bambino avanza verso la madre, lei gli toglie quel macigno dalle spalle e come da copione pronuncia la solita battuta: «Quanti compiti hai per lunedì?».
Il bambino prende fiato e inevitabilmente risponde: «Tantissimi, dodici divisioni con la virgola, una ricerca sulle Piramidi, la pianura Padana, un tema sul mio migliore amico, la descrizione di un animale…». La madre incassa la ferale notizia e già sa che dovrà cancellare ogni gitarella domenicale, ogni ipotetica visita a un museo, la cena con gli amici, il parrucchiere, la passeggiata in centro. Alle elementari funziona in questo modo, non c’è niente da fare.
Le maestre “caricano” di compiti i bambini, anche se le ore trascorse a scuola sono moltissime, dalle otto di mattina alle quattro di pomeriggio, anche se in fondo molto lavoro viene già svolto in classe. I genitori sanno bene quanto dovranno faticare nel fine settimana, perché i bambini di oggi da soli non se la sanno cavare. E alle undici di domenica sera, quando finalmente ogni quaderno è a posto, capita
che il bambino riemerga dal sonno e con gli occhi spalancati e allucinati si riaffacci in salone: «Devo ancora studiare gli invertebrati e rispondere a quattro domande». Una tragedia. Si tirano giù le enciclopedie, si riaccende il computer, si ricomincia.  ....."

da R2 Diario di Repubblica del 5/4/2012 

5 commenti:

  1. Bene .. bene…bene!
    Caro il mio Marco Lodoli –che peraltro scrive benissimo e vale la pena leggere- cosa sta succedendo?
    Potevo pensare di ascoltare queste cose alla festa di Maila, sei anni compiuti il 5 aprile 2012, in cui le mamme presenti con bambini in età scolastica andavano dai 28 ai 40 anni, anziché dallo scrittore, nonché insegnante, Lodoli.
    Per caso c’è di mezzo l’esperienza di un figlio nato dal 2000 in poi? (Verificato con gli insegnanti: appena la loro creatura entra nella Scuola, il carico dei compiti assegnato alla classe diminuisce.)
    SI spiegherebbero così certe precise descrizioni …

    Avrebbe quindi un senso, alla vigilia dell’esigua interruzione pasquale, un articolo in cui ricorrono termini quali: ZAINO MOSTRUOSO, MACIGNO, FERALE NOTIZIA, "CARICANO DI COMPITI", TRAGEDIA che provocano empatia inducendo senso di appartenenza nei lettori.

    Eppure leggo di questo autore:

    31 agosto 2011 “…gli insegnanti non riescono più a insegnare, i ragazzi faticano ad imparare, le famiglie delegano, ondeggiano, latitano… La cultura è il tentativo di dare una forma e un ordine al caos.
    Per questo studiamo le tabelline e la sintassi, Aristotele e il sonetto…
    I nostri ragazzi spesso respingono.... perché li obbliga a pensare. Più letture, più matematica dunque… ”

    15 marzo 2012 “I dati sono chiari ..incontestabili .. gli studenti italiani non sanno più scrivere. In tanti anni di insegnamento, dopo aver letto e corretto migliaia di temi, posso affermare con triste sicurezza che sono pochissimi i ragazzi capaci di sviluppare un ragionamento scritto. ..
    Gli errori sono tanti… il periodare è sgretolato, il lessico poverissimo. … Certo si legge poco.. Si scrive male perché non c’è più fiducia e confidenza nel pensiero…
    La lingua in fondo è l’arte di annodare, incollare, saldare, è lo strumento fondamentale per dare un ordine l caos… Scrivendo ogni strappo si ricuce
    Ma i ragazzi della scuola non sentono più il bisogno di mettere a punto questo strumento: dicono qualcosa e poi il contrario, avanzano a salti, per intuizioni immediate, senza più la voglia di mettere le cose in fila nel pensiero e nella scrittura.
    Ridono, piangono, si arrabbiano, sono felici, vivono il caos senza credere più nella logica, vivono la vita senza parole e senza sintassi.”

    Premetto che, benché d’accordo su alcuni punti, trovo questo affresco un po’ desolante ma so per certo che non ci riguarda, o almeno, non riguarda la scuola primaria dove cerchiamo con i bambini di costruire più che di ammaestrare, di riflettere più che rimpinzare di nozioni, addirittura di sbagliare per capire come si fa.

    Penso quindi che si tratti del pezzo che ogni giornalista tiene pronto –come faceva Bukowski con i “coccodrilli”, encomi funebri- qualche articolo sui compiti che, alla bisogna, si tira fuori alle scadenze comandate.

    Infine: per alcune famiglie i compiti sono l’unico momento di contatto con i figli, di ascolto, sono a volte il collante con la scuola, il momento in cui si rendono conto di cosa sta facendo il/la figlio/a a scuola, sono persino sede di affinità elettive: i temi con la mamma, matematica con il papà.

    Allenamento utile, possono rappresentare una verifica -Alunno: autonomia, a casa senza il gruppo, l'insegnante, i cartelloni.. sono capace? ricordo? Insegnante: l'argomento è stato affrontato adeguatamente? quanti l'hanno assimilato? posso andare avanti?-

    Alla prossima

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    1. In un sistema scolastico in cui il tempo scuola è ridotto a 5 mattinate ed un pomeriggio si può fare tutto a scuola? Non credo. I compiti a casa possono essere discutibili quando si passa tutto il giorno a scuola, come nel sistema francese ma da noi, con programmi ridondanti, un alto numero di discipline, un esiguo numero di ore di scuola, bambini agitati e spesso incapaci di gestire le emozioni e le relazioni con i compagni, un po' di allenamento a casa deve essere fatto

      Il problema diviene il "carico". Quando 4-5 insegnanti assegnano il compito per troppe discipline (Italiano, storia, geografia, scienze, matematica, religione, inglese) senza accordarsi e senza tener conto di quanto assegnato dai colleghi il "carico" può veramente divenire Mostruoso.

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  2. Lodoli si riferisce sicuramente ad un tempo pieno " dalle otto del mattino alle quattro del pomeriggio... quanti compiti hai per lunedì" dove in effetti il tempo-scuola più disteso consentirebbe una distribuzione più equa del lavoro; eppure so per certo che le colleghe del tempo pieno utilizzano il compito a casa come rinforzo degli apprendimenti, soprattutto quando si tratta di materie di studio.
    Una delle ultime strategie che stiamo sperimentando per evitare eccessi, quando non si fa in tempo (ebbene sì, il tempo ormai manca anche per le comunicazioni di servizio) a parlarsi tra colleghe, è una lavagnetta a secco in classe dove si appuntano i compiti assegnati per il tal giorno, in modo da visualizzare il tutto, poi ... si spera nel buonsenso.

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    1. Che bell'idea...la propongo alle colleghe!

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