mercoledì 4 aprile 2012

Più quote azzurre nella scuola


D’Avenia nella Stampa di alcune settimane fa ha posto l’attenzione della scarsa presenza della figura maschile nella scuola. “…un maestro è colui che, nella cornice di una relazione viva, risveglia in un altro essere umano forze e sogni potenziali e ancora latenti. Il maestro è un pro – vocatore: uno che chiama l’altro ad assumere la propria vita come compito, come vocazione. Diventa te stesso, dice in ogni suo gesto e parola….”
Abbiamo sempre più bisogno di “education”, per primi gli adulti con compiti di guida e di potere, spesso troppo impegnati a perseguire il bene particolare e il profitto, per fare onore ai maestri, che hanno in custodia le donne e gli uomini del futuro, il vero bene comune di un Paese (da Terenzio “..questo è il dovere di un padre: abituare il figlio a comportarsi bene da sé, e non per timore degli altri. La differenza tra un padre e un padrone sta qui. Chi non è capace, confessi che non sa farsi obbedire dai figli..”). Io sostituirei padre con maestro e figli con alunni.. che ne dite?
Ma cosa autorizza un uomo o una donna a fare questo con un altro essere umano?

m.cico

3 commenti:

  1. Il titolo del post induce a pensare che quanto detto sia da riferire solo alla figura maschile...
    Ma per rispondere alla tua domanda .. Si è autorizzati finchè si insegna COME pensare e non COSA pensare.

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  2. Comportarsi bene - o male- da sé indica autonomia di pensiero, chi invece, per orientare le sue azioni, dipende dal timore degli altri, si comporta come il servo ossequioso, timoroso del padrone, capace tuttavia di tagliarsi una mano per fargli dispetto.
    Spesso cerco di ragionare di questo con i bambini, dell'importanza di saper costruire categorie di pensiero, discriminare tra ciò che si pensa e ciò che ci inducono (certo anche noi grandi) a pensare, poi si può scegliere. Certo, di questi tempi non è cosa facile.
    Diffido comunque del verbo obbedire.
    Mio padre, uomo onesto e corretto, era un nitido modello di riferimento.
    Noi figli lo abbiamo ubbidito e, molte volte, disobbedito volentieri e consapevolmente; dobbiamo essere grati di averne avuta la possibilità.

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    1. E' facile, o almeno non troppo difficile scegliere quando si hanno modelli di riferimento nitidi.
      Per chi è cresciuto negli anni 60-70 nella società vi erano idee/ valori condivisi di riferimento quali l'uguaglianza, la giustizia sociale, la libertà, il progresso inteso come miglioramento delle condizioni di vità di tutta la comunità. In questa società "post moderna" mi sembra che le idee o i valori di riferimento siano l'individualismo, il profitto, il denaro, il benessere come situazione personale, libertà intesa come faccio quello che voglio,...
      Due scenari completamente diversi... comportarsi bene ha sempre lo stesso significato?

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