".(....) Riforme e circolari non ne hanno intaccato la struttura di fondo. Così, mentre la società avanza, cambia, genera e assimila mutamenti radicali nei comportamenti come nella cultura, la scuola resta indietro. Ferma nelle sue certezze inutili.(....)
....
Perché non c’è di peggio, per chi svolge un lavoro, che percepire l’inutilità di ciò che fa. L’insegnante di oggi ha rinunciato al suo mandato. Se ancora ci crede, è destinato a disilludersi presto. È (o sarà) demotivato e stanco. Sa che del suo impegno resterà poco o niente; nessuna traccia nelle giovani menti indirizzate altrove. Nessun rispetto, nessuna gratitudine. Neanche dai genitori. Può legittimamente sperare in una bonaria accettazione. Sopportato con impazienza, finché la scuola non finisce, con un sospiro di sollievo. (,,,,,)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/12/la-funzione-perduta-dellinsegnante/259972/
Direi che si tratta di una bella botta di pensiero positivo!
RispondiEliminaComprensibile sotto certi aspetti -a fine anno un po' d'amarezza è d'obbligo- meno sotto altri.
In giro comunque, ci sono segnali che non sempre è così, non dappertutto, non per tutti.
Nella mia scuola per un intero ciclo (e 5 anni non sono pochi) la classe in cui ho lavorato con le mie colleghe, ha dato dei problemi: bambini rissosi, accidiosi, invidiosi di tutto e di tutti ci hanno costretto a presidiare continuamente le relazioni, gli intervalli, gli intermezzi tra un lavoro e un altro per impedire che si insultassero, magari picchiandosi, rubassero le cose dei compagni e/o delle insegnanti...
E' stato necessario consolare gli afflitti, aprire interventi diplomatici con le famiglie che, sia detto per dovere di cronaca, non sono state certo tenere nei nostri confronti.
Oltre a ciò abbiamo dovuto incalzare piccoli e grandi perché si facessero carico almeno di se stessi e dei loro impegni... una fatica immane che spesso suscitava domande su cosa fosse successo in quell'annata... una nube tossica? il passaggio di una cometa? qualcosa nell'acqua potabile?
Mah!?
Abbiamo resistito e siamo arrivate alla fine.
Gli alunni sono diventati abbastanza civili, sanno leggere, scrivere, far di conto, insomma qualcosa hanno imparato, i genitori ci salutano per strada... diciamo che risultati positivi ce ne sono anche se si sarebbe potuto fare decisamente di più.
Ma ... sorpresa!
Fine anno, come di consueto festa finale, ringraziamenti pubblici, poi pizza con "i grandi" lettere e messaggi, poesie ...
GRAZIE dicevano tutti, per l'impegno, il lavoro, la pazienza, per averci insegnato a vivere, per le esperienze fatte, per le cose imparate, per l'aiuto che ci avete dato a crescere i nostri figli... bambini e genitori commossi...
(Anche "facendo la tara" e mettendo in conto un po' di retorica di rito, se ne ricava comunque una sensazione di compiutezza, di interscambio, di lavoro portato a termine...)
Allora, davvero, a me "parte la colomba" ADESSO me lo dici che è scaduto il tempo?
Per ogni "buona" parola detta oggi ne seguiranno due di critica alla prima difficoltà. Succede sempre così. I più rancorosi saranno i genitori dei bimbi che hanno richiesto più tempo e attenzioni.
RispondiEliminaQuindi, invertendo l'ordine degli addendi, dopo due parole di critica ne arriverà una buona?
RispondiEliminaDobbiamo forse augurarci di essere investiti dalle critiche per ottenere una riabilitazione postuma?
Fra i blog dello stesso giornale già Raboni, insegnante, arginava il pessimismo del sociologo autore dell'articolo.
Personalmente non amo aspettarmi sempre il peggio, alla fine -profezia che si autoavvera?- finisce per arrivare o per essere inteso come tale.
Hai ragione sulle profezie che si autoavverano.. ma in questo caso non "ci azzecca."
RispondiEliminaForse, come graminacea, sono un'inguaribile romantia o, come mi rinfacciò un giorno mio marito, vedo "tutto rosa", ma penso che il nosro lavoro ci dia ancora delle soddisfazioni; forse piccole, certamente non arricchenti dal punto di vista economico o della carriera, ma pur sempre in grado di farci ritenere appagati dal mestiere che svolgiamo quotidianamente, non senza difficoltà.
RispondiEliminaVoglio raccontare un aneddoto: accompagno i miei alunni di classe V a fare un incontro con i ragazzi di I media, per il progetto continuità. Varco la soglia di un'aula e K, ripetente di I media, esclama,rivolgendosi alla sua docente di italiano,:"Prof, guardi!La mia maestra d'inglese di quando facevo l'asilo!" .
Considerando che K ha circa 12 anni e che io conducevo nella materna che lui frequentava 1 ora pomeridiana di inglese sperimentale, posso dire che la sua "uscita" così spontanea e sincera, mi ha letteralmente "rincuorata", perchè, nel suo piccolo, ha significato l'instaurarsi di un rapporto umano, che va al di là della professione e degli indici di risultato. D'altronde lo stesso Ministro, nella sua lettera ai docenti, ha invitato a "fare di più e con maggiore impegno"!
Quindi, come al solito, rimbocchiamoci le maniche di fronte alle difficoltà e rimaniamo tra i "nostri bambini" col sorriso sulle labbra;forse non lo si dà a vedere, ma è importante per tutti: bambini, genitori e docenti.