"In un articolo molto interessante pubblicato il 24 febbraio 2013 dall’Huffingtonpost francese (per l’originale in francese cliccare qui) si considerano le ripercussioni delle TIC all’interno del sistema scolastico. Senza mezzi termini il giornalista Julien Tartaglia capo redattore della sezione nuove tecnologie dell’educazione nell’edizione francese dell’Huffingtonpost afferma che ben poco è cambiato nelle scuole. Si parla molto di informatica nelle scuole, ma i sistemi scolastici non si lasciano sedurre, sono impermeabili ai cambiamenti radicali, resistono e proteggono il loro impianto di base. In altri termini la rivoluzione tecnologica che imperversa al di fuori del mondo scolastico e che produce quotidianamente novità di ogni genere, dai trasporti ai laboratori di ricerca, dalle cucine agli elettrodomestici, non intacca più di quel tanto le scuole dove si continua a insegnare, a funzionare come se le TIC non fossero che un accidente, un addentellato che non incide sulla rotta dei sistemi scolastici, sulla loro struttura, sui programmi, sulle regole che lo governano."
http://www.oxydiane.net/politiche-scolastiche-politiques/evolution-des-systemes-d/article/la-rivoluzione-informatica-e-la
Primo commento (scemo):
RispondiEliminaLászló József Bíró inventò la penna a sfera negli anni trenta. Personalmente ho iniziato la prima elementare nel 1964; ebbene, ho scritto prima con la matita, poi con pennino e inchiostro.
Solo in quinta, ho utilizzato la biro.
I testi importanti però, i quaderni di scuola e la bella scrittura, dovevano ancora essere scritti con la penna tradizionale, sia perché richiesto dal maestro, sia per il gusto di essere capaci a padroneggiare il trio inchiostro-pennino-foglio con perizia e una certa eleganza.
Era però un periodo in cui si concedevano tempi lunghi anche per i cambiamenti, senza l' ansia odierna di consumare/cambiare tutto in fretta.
Allora -molti- prodotti potevano attendere, ora è praticamente impensabile aspettare alcunché.
Solo noi insegnanti siamo diventati senza scadenza: noi dobbiamo restare sine die sullo scaffale del Ministero ma non tali e quali.
Dobbiamo modificarci da soli, attivare miracolosi enzimi nascosti (al nostro confronto il bifidus è un dilettante!), assumere sempre nuove forme e abilità per essere costantemente al passo coi tempi.
Tutto senza scendere dai ripiani sempre più scrostati e rugginosi, assillati da una folla impaziente ed ansiosa.
Credetemi: voglio ammuffire in pace.
Fare la farfalline come la farina e volarmene via.
Dai!!!
RispondiEliminaNon buttiamoci proprio via!
Pur lentamente e,sicuramente con molta fatica ed impegno,ci stiamo attivando per raggiungere un po' di modernità: ci siamo formati ed abbiamo imparato ad usare la LIM, ci scambiamo messaggi ed informazioni via mail, stiamo abbandonando le "classiche" circolari cartacee,passando alla comunicazione telematica e..., soprattutto,cose non da poco, abbiamo creato un blog e stiamo realizzando un sito web!
Certo, ci vogliono impegno, costanza, disponibilità a spendere tempo per la scuola e spesso ci si sente "mosche bianche", però, a prodotto finito, le soddisfazioni ci sono.
Stavo giusto aspettando un interlocutore, nel frattempo ho scritto un:
RispondiEliminaSecondo commento (un po’ più serio)
Ho letto l’articolo per intero, anche se un po’ di fretta, è ben argomentato e abbastanza attinente alla realtà.
Ho due obiezioni, una riguarda i bambini, l’altra gli insegnanti.
La prima: non credo sia così importante, anche a scuola, giungere troppo presto a fare esperienze attraverso la mediazione tecnologica senza aver prima interiorizzato parte del mondo che ci circonda con l’esperienza corporea, l’uso dei sensi e l’elaborazione dei vissuti.
A casa già succede: bambini piccoli sfiorano giochi che suonano senza bisogno di schiacciarli, scuoterli o soffiarci dentro e, quando sono più grandi, saltano senza sperimentare la gravità o combattono senza farsi male.
A scuola so di alunni che contano con i regoli colorati del Cousinaire visti e utilizzati sulla LIM invece -e già lì si potrebbe obiettare- di usare quelli reali di plastica.
Attualmente molto poco viene conquistato, appreso con le proprie forze, ci sono infiniti facilitatori, troppi.
Eppure… aria, sole, acqua, fango, la fisica degli elementi comincia per gradi.
Prova.
Esperienza.
Ripetizione.
Verifica.
Scoperta della regolarità.
Deduzione.
Apprendimento.
“Osservare, sperimentare, pensare, capire” dice Guidoni, l’espressività psicomotoria è “la maniera privilegiata di essere al mondo”Aucouturier.
Provate a vedere anche “prima gli aquiloni, poi il computer”, la provocazione che Franco Lorenzoni ha lanciato a Marco Rossi Doria che si può leggere su: htp://www.repubblica.it/scuola/2012/12/06/news/lettera_rossi_doria_a_maestro-48175935/
(il pezzo è molto più lungo, ma non viene accettato, sapessi come mettere leggi tutto, lo farei...) A dopo
RispondiElimina*** continua***
La seconda obiezione è decisamente più terra-terra.
Guardiamo per favore la realtà delle nostre scuole.
Considerate da sempre un costo, sono state affamate per decenni da tagli e privazioni sia da parte dello Stato, che dalle amministrazioni locali, indipendentemente dal colore politico.
Le poche risorse sono sempre più esigue.
Gli edifici, spesso, sono al limite della vivibilità, si chiudono gli occhi sulle molte inadeguatezze per evitare di chiuderle.
Mancano i soldi per la carta igienica, la sostituzione degli arredi, l’adeguamento dei locali alle nuove norme, i soldi per l’acquisto di materiale ordinario; la linea ADSL spesso è un miraggio.
Quando si rompe un computer, una stampante, una fotocopiatrice… si sa già che non ci sono i soldi per ripararli o per sostituirli.
La Ministra Gelmini aveva già individuato con grande acutezza che il 92% dei soldi stanziati per le scuole se ne andavano in stipendi e ne restavano ben pochi per le spese ordinarie.
Come mai?
Perché, cara Mariastella, gli stipendi sono tutto ciò che resta, sono l’essenziale, per dirla alla Mengoni o, citando Montale, gli ossi di seppia rimasti sulla spiaggia.
Tolti quelli non c’è niente altro. Nulla viene aggiunto sul piatto della bilancia per rendere consistente il peso della scuola.
Si consideri inoltre che è passato molto tempo dall’introduzione di giovani docenti nella scuola, tutt’al più fanno i precari volanti, senza sede, impossibilitati a far valere le proprie competenze.
Sempre che si trovino: il ritornello “non ci sono più supplenti” in molti casi è purtroppo vero. Il diploma non è più abilitante, la nuova formazione è morta prima di nascere e la maggior parte degli insegnanti si è trovata un altro lavoro o non se la sente più di aspettare un posto che non si libera mai (per questo possiamo rivolgere un sentito grazie all’Europa “che ce lo chiede” e alla Fornero, un’altra Ministra che alle donne ha fatto grandi regali!).
Perciò è di grazia che a scuola si facciano le cose di sempre, di venti- trenta anni fa.
Guardate l’età media dei docenti. Siamo stanchi.
Gli anni sabbatici, la formazione durante il lavoro, la laurea che ci è sfuggita da giovani, sono un lusso che non ci possiamo permettere perché siamo le bestie da soma, costrette a lavorare per uno stipendio sempre uguale, demotivate dall’indifferenza del sistema, dall’accanimento dei media contro i parassiti statali.
Abbiamo poche energie e dobbiamo farcele bastare.
Siamo in trincea, nessuno a darci il cambio.