1- A Vicenza un quattordicenne autistico è stato maltrattato : sono
stati sequestrati una bacchetta di legno, un righello, una forbice, usati
contro di lui dalla sua insegnante di sostegno e dall’assistente che dovevano
occuparsi della sua quotidiana terapia abilitativa. Attraverso telecamere
e microfoni, posizionati anche sul corpo del ragazzo ,gli investigatori hanno
scoperto oltre che maltrattato e insultato il ragazzo era quindi sottoposto a
vera violenza fisica, colpevole di essere affetto da un disturbo del comportamento,
che solo operatori ignoranti possono scambiare per indisciplina. Nella stessa
indagine è stata denunciata anche una bidella; durante il monitoraggio degli
investigatori la si vede avvicinarsi alla vittima e, come facevano le due
insegnanti, picchiarla senza motivo. Tutto questo è avvenuto apparentemente
senza alcuna ragione e logica. L'adolescente, per il suo stato di
disabilità, non era in grado di raccontare quello che ogni giorno subiva, ma i
segni che si portava addosso avevano insospettito la famiglia, che dopo averlo
accompagnato in ospedale, aveva chiesto conto alle insegnanti delle lesioni,
ricevendo solamente risposte sdegnate e indignate.
L’avvocato dell’insegnante di sostegno ha detto di aver consigliato alla donna di “parlare, spiegare, confessare tutto” dichiarando all’ Ansa che la sua assistita è molto provata: “Si rende conto di aver travalicato, ma dice di essere stata esasperata da quel ragazzo. Un caso limite, che evidentemente l'ha travolta.” CASO LIMITE??? Su questa ultima frase vale la pena di soffermarsi: il “caso limite” aveva probabilmente come molti autistici delle crisi, non era quindi docile alle indicazioni degli insegnanti, magari urlava, non voleva muoversi, si graffiava o tentava di graffiare o colpire le persone accanto a lui… Si tratta dei tipici “comportamenti problema” che ogni genitore o educatore formato per trattare i soggetti autistici sa come smorzare sul nascere, o gestire nella migliore delle maniere. Il dramma è che a persone senza questo tipo di formazione siano affidati ragazzi dall’ equilibrio molto suscettibile e soprattutto condizionato della serenità di chi sta loro accanto. Nessuno più di un autistico percepisce l’ ansia di chi a lui si rapporta, quando avverte un atteggiamento insicuro, o peggio ostile, il sintomo del suo malessere si centuplica e diventa difficile gestirne l’ escalation. Già, ma questo lo sa chi ha studiato per assistere gli autistici e ha esperienza di autismo. Chi si occupa di questi particolari ragazzi disabili come fosse un lavoro da impiegati non può che entrare in crisi ed “esasperarsi”, proprio come l’ insegnante di Vicenza. Il caso di Vicenza dovrebbe essere l' occasione di una riflessione molto più ampia della demonizzazione della categoria degli insegnanti di sostegno, anche sul loro disagio si dovrebbe intervenire, in moltissimi casi sono mossi da ottime intenzioni, ma devono scontrarsi con scarsità di risorse e referenti adeguati per svolgere serenamente e proficuamente il loro lavoro
L’avvocato dell’insegnante di sostegno ha detto di aver consigliato alla donna di “parlare, spiegare, confessare tutto” dichiarando all’ Ansa che la sua assistita è molto provata: “Si rende conto di aver travalicato, ma dice di essere stata esasperata da quel ragazzo. Un caso limite, che evidentemente l'ha travolta.” CASO LIMITE??? Su questa ultima frase vale la pena di soffermarsi: il “caso limite” aveva probabilmente come molti autistici delle crisi, non era quindi docile alle indicazioni degli insegnanti, magari urlava, non voleva muoversi, si graffiava o tentava di graffiare o colpire le persone accanto a lui… Si tratta dei tipici “comportamenti problema” che ogni genitore o educatore formato per trattare i soggetti autistici sa come smorzare sul nascere, o gestire nella migliore delle maniere. Il dramma è che a persone senza questo tipo di formazione siano affidati ragazzi dall’ equilibrio molto suscettibile e soprattutto condizionato della serenità di chi sta loro accanto. Nessuno più di un autistico percepisce l’ ansia di chi a lui si rapporta, quando avverte un atteggiamento insicuro, o peggio ostile, il sintomo del suo malessere si centuplica e diventa difficile gestirne l’ escalation. Già, ma questo lo sa chi ha studiato per assistere gli autistici e ha esperienza di autismo. Chi si occupa di questi particolari ragazzi disabili come fosse un lavoro da impiegati non può che entrare in crisi ed “esasperarsi”, proprio come l’ insegnante di Vicenza. Il caso di Vicenza dovrebbe essere l' occasione di una riflessione molto più ampia della demonizzazione della categoria degli insegnanti di sostegno, anche sul loro disagio si dovrebbe intervenire, in moltissimi casi sono mossi da ottime intenzioni, ma devono scontrarsi con scarsità di risorse e referenti adeguati per svolgere serenamente e proficuamente il loro lavoro
2-C’è il rischio che le gite scolastiche diventino un oggetto di
archeologia didattica. Non voglio
tornare sul discorso gite, che tanti malumori e discussioni ha creato
all’interno del gruppo insegnate dell’Istituto, ma solo far presente una
notizia uscita lo scorso week nei giornali. In base ad un sondaggio
(Coldiretti) i dati selezionati hanno ravvisato che neanche uno studente su tre
parteciperà quest'anno alle gite scolastiche. Per effetto delle difficoltà
economiche delle famiglie e della riduzione dei fondi per la scuola si stima
che quest'anno ci sara' un calo di almeno il 20 per cento rispetto al numero degli studenti che lo scorso anno ha preso parte ad una gita. Ciò
che mi preme sottolineare è che in molti casi la causa delle non uscite didattiche arriva
dagli stessi genitori che chiedono di eliminare le uscite extrascolastiche
durante l'anno per contenere le spese ma anche per evitare discriminazioni tra
i ragazzi che non possono più permettersi di partecipare. Al tutto ovviamente
bisogna aggiungere una crescente indisponibilità dei docenti che non si vedono
più riconosciuta l'indennità di missione nonostante debbano caricarsi di una
pesante responsabilità a
cui si somma la protesta contro i tagli che si è concentrata sul congelamento
dei viaggi d’istruzione. Comunque, c'è da riflettere....
3 - In
Francia è battaglia sui compiti a casa. E’ stato lanciato un appello a
insegnanti e genitori per organizzare due
settimane senza compiti a casa, e insieme immaginare altri modi per
comunicare il lavoro fatto in classe.
E fa discutere
anche in Italia la proposta sull’opportunità di
ridurre il lavoro a casa degli studenti, in concomitanza di casi particolari,
come le vacanze. Un’ipotesi che non vede contrario il ministro
dell’Istruzione, Francesco Profumo,
ma che secondo il rappresentante dei presidi, Giorgio
Rembado, andrebbe modulata a seconda dell’età e del tipo di studi dei
ragazzi. Studenti che certo sono tra i più favorevoli all’eliminazione degli
odiati compiti, anche se poi rischiano di dover recuperare faticosamente il
terreno eventualmente perso. Come favorevoli ci sono anche le famiglie .
Secondo l’esimio ministro, commentando
il dibattito aperto in Francia dopo la «rivolta» dei genitori delle elementari
, oggi nella scuola i ragazzi imparano solo una parte delle loro
competenze. Molti input arrivano da altre sorgenti.
Se quei 15 giorni di pausa fossero utilizzati per rafforzare altri canali,
perché no?
A mio modestissimo parere, caro ministro,
già a scuola si fatica (grazie anche ai vari interventi perpetrati proprio dal
Suo Ministero..) ad avere un’attenzione ed una partecipazione attiva degli
scolari per cui, almeno un minimo e semplice rinforzo a casa, mi pare utile e necessario, senza nulla
togliere alla possibilità di utilizzare altri fonti per rafforzare ciò che si
apprende. Forse il problema non si porrebbe scegliendo un modello «full time», di
maggiore impegno nelle aule scolastiche e quindi di riduzione del carico del lavoro
di tipo scolastico a casa; ma per questa visione “quasi” utopistica si deve
però tenere conto della necessità di maggiori investimenti. E si sa….
4 - Arrivi in ritardo a prelevare il figlio
da scuola? Paghi una multa. E sì, in Francia le amministrazioni stufe di dover
pagare straordinari a chi deve controllare i pupetti dei genitori ritardatari
(un 15 minuti di tolleranza e poi scatta l’ammenda che va dai 2 ai 5 € nella
maggior parte delle cittadine mentre in alcuni paesi in base al reddito). Alla
fine della fiera, il metodo, rigido e discutibile, pare che funzioni, con
un calo del 30% dei ritardi. Forse la multa può essere eccessiva, ma (almeno da
vissuto personale) trovo veramente fastidioso il sovente ritardo (sia nel portare
che nel prelevare) di molti scolari dovuto a lassismo e a permissivismo -della
scuola..- e a genitori incuranti delle regole e menefreghisti che quasi con
compiacenza non rispettano gli orari (pur abitando spessissimo a poche
centinaia di metri dalla scuola…!!).Trovare soluzioni….magari girare la “pena”
in interventi socialmente utili per i ritardatari, ovviamente per la scuola??? Scherzo….ma
si sa, non si può chiedere SEMPRE la luna ai poveri genitori!
Caro Cico, molto interessanti i tuoi spunti, però trattando di 4 argomenti diversi, sarebbe più agevole commentare se avessi inviato 4 post.
RispondiEliminaInsegnante di sostegno- C'è anche da porsi domande sull'affidamento di alunni con esigenze molto specifiche a persone che non hanno una preparazione specifica. Alcune "patologie" richiedono conoscenze, competenze, motivazioni particolari. Chi chiederebbe ad un chirurgo che ha sempre operato appendici di improvvisarsi neurochirurgo?
1
RispondiEliminaNessuno appunto!
Purtroppo nella scuola succede che le specializzazioni non siano considerate necessarie, succede per l'handicap, è successo con gli specialisti di inglese nella primaria e/o con varie cattedre ritenute accessorie.
Nel caso poi, di alunni segnalati come gravi e gravissimi spesso la tendenza è coprire la maggior parte delle ore con assistenti per riservare a casi più "promettenti" le poche ore assegnate alle scuole, come dire: ti curo solo se la tua guarigione è fonte di lustro e di successo.
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RispondiEliminaGite, si era pensato di sostanziare la protesta degli insegnanti con l'eliminazione delle stesse. Ebbene l'opinione pubblica non se n'è neppure accorta. La notizia del 14 aprile era che la crisi aveva colpito il turismo scolastico senza il minimo accenno alla protesta delle scuole.
A cosa è servito quindi? Oltre che a privarci di qualche opportunità e a litigare fra noi?
E però di tutto questo non si più parlato...
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RispondiEliminaDa sempre i compiti suscitano, nei genitori, sentimenti contrastanti, qualcuno è come Marco Lodoli (cfr su questo blog aprile 2012), qualcuno, generalmente al sabato e/o alla domenica augura cose innominabili agli insegnanti, altri invece non sono persuasi che bastino e, ad ogni riunione, invocano PIU' COMPITI, date più compiti perché questi ragazzi imparino, lavorino, producano risultati...
Gli insegnanti, in genere, considerano i compiti a casa un rinforzo, un allenamento necessario, soprattutto quando come avviene ora, le ore di scuola sono sempre più ridotte.
I ragazzi?
i miei ragazzi non li odiavano, non li amavano. Li sopportavano come immagino nel passato si sopportassero i capricci degli dei...
EliminaAnche la maggioranza dei miei alunni si rapporta in questo modo.. li ritiene un male inevitabile cui dedicare il minor tempo possibile. Un venti per cento invece si ribella, non li fa, perchè non ne vede il motivo, perchè i genitori non li obbligano a farli.
Un uso massiccio dei compiti a casa non fa che aumentare l'influenza dell'ambiente familiare sul percorso formativo a scapito degli alunni che vivono una situazione di disagio.
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RispondiElimina4
EliminaA Fine is a Price (da Gneesy e Rustichini)
La teoria della deterrenza prevede che l'introduzione di una sanzione per un comportamento specifico riduca l'incidenza di quel comportamento. Gli autori, in un esperimento condotto in un gruppo di centri di assistenza diurna in Israele … hanno rilevato che i genitori a volte arrivavano in ritardo per raccogliere i loro figli, costringendo un insegnante a rimanere dopo l'orario di chiusura… viene introdotta una multa per il ritardo . Come risultato il numero di tardo-coming genitori è aumentato in modo significativo.
Gli autori, più che ad un errore della teoria della deterrrenza, attribuiscono tale effetto ad un contratto sociale incompleto.
Pagare la multa può attenuare il senso di colpa del genitore, soprattutto se questo rende evidente a tutti che c'è del personale pagato per assistere il minore.
EliminaIo non ricordo di aver avuto genitori con un ritardo di 15 minuti, se non in occasione di qualche raro malinteso tra genitori o genitori- nonni.
Qualcuno talvolta ritarda di qualche minuto e arriva di corsa, affannato e contrito..