giovedì 18 aprile 2013

notizie dalla scuola

 NOTIZIE DALLA SCUOLA:
1-   A Vicenza un quattordicenne autistico è stato maltrattato : sono stati sequestrati una bacchetta di legno, un righello, una forbice, usati contro di lui dalla sua insegnante di sostegno e dall’assistente che dovevano occuparsi della sua quotidiana terapia abilitativa.  Attraverso telecamere e microfoni, posizionati anche sul corpo del ragazzo ,gli investigatori hanno scoperto oltre che maltrattato e insultato il ragazzo era quindi sottoposto a vera violenza fisica, colpevole di essere affetto da un disturbo del comportamento, che solo operatori ignoranti possono scambiare per indisciplina. Nella stessa indagine è stata denunciata anche una bidella; durante il monitoraggio degli investigatori la si vede avvicinarsi alla vittima e, come facevano le due insegnanti, picchiarla senza motivo. Tutto questo è avvenuto apparentemente senza alcuna ragione e logica.  L'adolescente, per il suo stato di disabilità, non era in grado di raccontare quello che ogni giorno subiva, ma i segni che si portava addosso avevano insospettito la famiglia, che dopo averlo accompagnato in ospedale, aveva chiesto conto alle insegnanti delle lesioni, ricevendo solamente risposte sdegnate e indignate.
L’avvocato dell’insegnante di sostegno ha detto di aver consigliato alla donna di “parlare, spiegare, confessare tutto” dichiarando all’ Ansa che la sua assistita è molto provata: “Si rende conto di aver travalicato, ma dice di essere stata esasperata da quel ragazzo. Un caso limite, che evidentemente l'ha travolta.”  CASO LIMITE??? Su questa ultima frase vale la pena di soffermarsi: il “caso limite” aveva probabilmente come molti autistici delle crisi, non era quindi docile alle indicazioni degli insegnanti, magari urlava, non voleva muoversi, si graffiava o tentava di graffiare o colpire le persone accanto a lui… Si tratta dei tipici “comportamenti problema” che ogni genitore o educatore formato per trattare i soggetti autistici sa come smorzare sul nascere, o gestire nella migliore delle maniere. Il dramma è che a persone senza questo tipo di formazione siano affidati ragazzi dall’ equilibrio molto suscettibile e soprattutto condizionato della serenità di chi sta loro accanto.  Nessuno più di un autistico percepisce l’ ansia di chi a lui si rapporta, quando avverte un atteggiamento insicuro, o peggio ostile, il sintomo del suo malessere si centuplica e diventa difficile gestirne l’ escalation. Già, ma questo lo sa chi ha studiato per assistere gli autistici e ha esperienza di autismo. Chi si occupa di questi particolari ragazzi disabili come fosse un lavoro da impiegati non può che entrare in crisi ed “esasperarsi”, proprio come l’ insegnante di Vicenza. Il caso di Vicenza dovrebbe essere l' occasione di una riflessione molto più ampia della demonizzazione della categoria degli insegnanti di sostegno, anche sul loro disagio  si dovrebbe intervenire, in moltissimi casi sono mossi da ottime intenzioni, ma devono scontrarsi con scarsità di risorse e referenti adeguati per svolgere serenamente e proficuamente il loro lavoro

2-C’è il rischio che le gite scolastiche diventino un oggetto di archeologia didattica. Non voglio tornare sul discorso gite, che tanti malumori e discussioni ha creato all’interno del gruppo insegnate dell’Istituto,  ma solo far presente una notizia uscita lo scorso week nei giornali. In base ad un sondaggio (Coldiretti) i dati selezionati hanno ravvisato che neanche uno studente su tre parteciperà quest'anno alle gite scolastiche. Per effetto delle difficoltà economiche delle famiglie e della riduzione dei fondi per la scuola si stima che quest'anno ci sara' un calo di almeno il 20 per cento rispetto al numero degli studenti che lo scorso anno ha preso parte ad una gita. Ciò che mi preme sottolineare è che in molti casi la causa delle non uscite didattiche arriva dagli stessi genitori che chiedono di eliminare le uscite extrascolastiche durante l'anno per contenere le spese ma anche per evitare discriminazioni tra i ragazzi che non possono più permettersi di partecipare. Al tutto ovviamente bisogna aggiungere una crescente indisponibilità dei docenti che non si vedono più riconosciuta l'indennità di missione nonostante debbano caricarsi di una pesante responsabilità a cui si somma la protesta contro i tagli che si è concentrata sul congelamento dei viaggi d’istruzione. Comunque, c'è da riflettere....

3 - In Francia è battaglia sui compiti a casa. E’ stato lanciato un appello a insegnanti e genitori per organizzare due settimane senza compiti a casa, e insieme immaginare altri modi per comunicare il lavoro fatto in classe.
E fa discutere anche in Italia la proposta sull’opportunità di ridurre il lavoro a casa degli studenti, in concomitanza di casi particolari, come le vacanze. Un’ipotesi che non vede contrario il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ma che secondo il rappresentante dei presidi, Giorgio Rembado, andrebbe modulata a seconda dell’età e del tipo di studi dei ragazzi. Studenti che certo sono tra i più favorevoli all’eliminazione degli odiati compiti, anche se poi rischiano di dover recuperare faticosamente il terreno eventualmente perso. Come favorevoli ci sono anche le famiglie .
Secondo l’esimio ministro, commentando il dibattito aperto in Francia dopo la «rivolta» dei genitori delle elementari , oggi nella scuola i ragazzi imparano solo una parte delle loro competenze. Molti input arrivano da altre sorgenti. Se quei 15 giorni di pausa fossero utilizzati per rafforzare altri canali, perché no?
A mio modestissimo parere, caro ministro, già a scuola si fatica (grazie anche ai vari interventi perpetrati proprio dal Suo Ministero..) ad avere un’attenzione ed una partecipazione attiva degli scolari per cui, almeno un minimo e semplice rinforzo a casa, mi pare utile e necessario, senza nulla togliere alla possibilità di utilizzare altri fonti per rafforzare ciò che si apprende. Forse il problema non si porrebbe scegliendo un modello «full time», di maggiore impegno nelle aule scolastiche e quindi di riduzione del carico del lavoro di tipo scolastico a casa; ma per questa visione “quasi” utopistica si deve però tenere conto della necessità di maggiori investimenti. E si sa….
4 - Arrivi in ritardo a prelevare il figlio da scuola? Paghi una multa. E sì, in Francia le amministrazioni stufe di dover pagare straordinari a chi deve controllare i pupetti dei genitori ritardatari (un 15 minuti di tolleranza e poi scatta l’ammenda che va dai 2 ai 5 € nella maggior parte delle cittadine mentre in alcuni paesi in base al reddito). Alla fine della fiera, il metodo, rigido e  discutibile, pare che funzioni, con un calo del 30% dei ritardi. Forse la multa può essere eccessiva, ma (almeno da vissuto personale) trovo veramente fastidioso il sovente ritardo (sia nel portare che nel prelevare) di molti scolari dovuto a lassismo e a permissivismo -della scuola..- e a genitori incuranti delle regole e menefreghisti che quasi con compiacenza non rispettano gli orari (pur abitando spessissimo a poche centinaia di metri dalla scuola…!!).Trovare soluzioni….magari girare la “pena” in interventi socialmente utili per i ritardatari, ovviamente per la scuola??? Scherzo….ma si sa, non si può chiedere SEMPRE la luna ai poveri genitori! 

8 commenti:

  1. Caro Cico, molto interessanti i tuoi spunti, però trattando di 4 argomenti diversi, sarebbe più agevole commentare se avessi inviato 4 post.
    Insegnante di sostegno- C'è anche da porsi domande sull'affidamento di alunni con esigenze molto specifiche a persone che non hanno una preparazione specifica. Alcune "patologie" richiedono conoscenze, competenze, motivazioni particolari. Chi chiederebbe ad un chirurgo che ha sempre operato appendici di improvvisarsi neurochirurgo?

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  2. 1
    Nessuno appunto!
    Purtroppo nella scuola succede che le specializzazioni non siano considerate necessarie, succede per l'handicap, è successo con gli specialisti di inglese nella primaria e/o con varie cattedre ritenute accessorie.
    Nel caso poi, di alunni segnalati come gravi e gravissimi spesso la tendenza è coprire la maggior parte delle ore con assistenti per riservare a casi più "promettenti" le poche ore assegnate alle scuole, come dire: ti curo solo se la tua guarigione è fonte di lustro e di successo.

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  3. 2
    Gite, si era pensato di sostanziare la protesta degli insegnanti con l'eliminazione delle stesse. Ebbene l'opinione pubblica non se n'è neppure accorta. La notizia del 14 aprile era che la crisi aveva colpito il turismo scolastico senza il minimo accenno alla protesta delle scuole.
    A cosa è servito quindi? Oltre che a privarci di qualche opportunità e a litigare fra noi?

    E però di tutto questo non si più parlato...

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  4. 3
    Da sempre i compiti suscitano, nei genitori, sentimenti contrastanti, qualcuno è come Marco Lodoli (cfr su questo blog aprile 2012), qualcuno, generalmente al sabato e/o alla domenica augura cose innominabili agli insegnanti, altri invece non sono persuasi che bastino e, ad ogni riunione, invocano PIU' COMPITI, date più compiti perché questi ragazzi imparino, lavorino, producano risultati...
    Gli insegnanti, in genere, considerano i compiti a casa un rinforzo, un allenamento necessario, soprattutto quando come avviene ora, le ore di scuola sono sempre più ridotte.
    I ragazzi?

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    1. i miei ragazzi non li odiavano, non li amavano. Li sopportavano come immagino nel passato si sopportassero i capricci degli dei...

      Anche la maggioranza dei miei alunni si rapporta in questo modo.. li ritiene un male inevitabile cui dedicare il minor tempo possibile. Un venti per cento invece si ribella, non li fa, perchè non ne vede il motivo, perchè i genitori non li obbligano a farli.
      Un uso massiccio dei compiti a casa non fa che aumentare l'influenza dell'ambiente familiare sul percorso formativo a scapito degli alunni che vivono una situazione di disagio.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. 4
      A Fine is a Price (da Gneesy e Rustichini)

      La teoria della deterrenza prevede che l'introduzione di una sanzione per un comportamento specifico riduca l'incidenza di quel comportamento. 
Gli autori, in un esperimento condotto in un gruppo di centri di assistenza diurna in Israele … hanno rilevato che i genitori a volte arrivavano in ritardo per raccogliere i loro figli, costringendo un insegnante a rimanere dopo l'orario di chiusura… viene introdotta una multa per il ritardo . Come risultato il numero di tardo-coming genitori è aumentato in modo significativo.

      Gli autori, più che ad un errore della teoria della deterrrenza, attribuiscono tale effetto ad un contratto sociale incompleto.

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    2. Pagare la multa può attenuare il senso di colpa del genitore, soprattutto se questo rende evidente a tutti che c'è del personale pagato per assistere il minore.
      Io non ricordo di aver avuto genitori con un ritardo di 15 minuti, se non in occasione di qualche raro malinteso tra genitori o genitori- nonni.
      Qualcuno talvolta ritarda di qualche minuto e arriva di corsa, affannato e contrito..

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